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PESCOSANSONESCO (PE)

Dialetto: lu pjéschje - etn. it. pescolano=dial. peschjulane

Centro agro-pastorale, appartenente alla zona di alta collina e all'aspra fascia montana interna, delle quali ricadono nel territorio pescolano alcuni rilievi quali M.Picca(1405m), M.Alto(1208m), M.Pietra Corniale(1155m), M.Queglia(995m), Colle Soda(802m), Colle La Macchia(1086m) e alcune grotte montane. E' formato da due località principali: la prima è Pescosansonesco Vecchio(558 s.l.m.), posto su uno sperone idrogeologicamente instabile dell'estremità meridionale del rilievo molto allungato di Pizzo della Croce(873m), solcato alla base da fossi confluenti(F.so S.Rocco, F.so Canale, F.so delle Case)che hanno determinato una frana distruttiva nel 1934, preceduta dal rovinoso terremoto del 1908, e quindi il quasi totale abbandono dell'abitato; a circa 2-3 km, è l'attuale capoluogo comunale di Pescosansonesco Nuovo(540 s.l.m.), incrementatosi attorno alla chiesa medioevale di S.Maria in Blesiano(XII sec.), nome oggi mascherato da quello della contrada Ambrosiana. Negli ultimi decenni dell'Ottocento, Pescosansonesco apparteneva al mandamento di Torre De' Passeri del circondario di Penne della provincia di Teramo. Dal sito pescolano, che ha di fronte il passo di Roccatagliata(988m), si gode una bellissima vista sulla Valle del Pescara e sul massiccio della Maiella.

La popolazione, che nel 1804 raggiungeva i 950 abitanti, dal 1901 ha subito un progressivo e costante declino fino all'attuale consistenza di poco più di 560 abitanti. Il territorio si estende per 18,46 kmq e confina con le aree comunali di Capestrano(AQ), di Corvara,di Pietranico, di Castiglione a Casauria e di Bussi sul Tirino. Pescosansonesco è un comune afferente dal 1995 al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Dal Punto di vista geologico, l'area di Pescosansonesco appartiene morfologicamente a quella fascia di transizione parallela al rilievo calcareo della linea orografica principale dell'Appennino emersa già nel Miocene inferiore, costituitasi in ambiente lagunare sul finire del Miocene per sedimentazione di depositi evaporitici, derivanti da acque ricche di solfati di calcio o di selenio, e sfaldamento delle argille a contatto, risoltasi nella lunga formazione miopliocenica in una breccia conglomeratica venuta poi in superficie per le violente spinte orogenetiche e la concomitante regressione marina. Questa formazione di tipo discontinuo della fascia di transizione, assoggettata ai sommovimenti tettonici del Terziario e agli assestamenti del quaternario, che oggi appare con suggestivi scogli rupestri, rivela in più luoghi il passaggio da un tipo litologico all'altro, la presenza di cave di pozzolana e di gesso, e al bordo inferiore le acque sorgive ricche di solfati di calcio come quelle della contrada Acqua Puzza di Pescosansonesco, dal cromatico nome popolare.

L'accidentata conformazione del suolo comporta naturalmente una fitta rete idrografica di fossati, ruscelli a carattere torrentizio che incidono profondamente, causando frane e smottamenti. La collocazione antistante il rilievo di Roccatagliata e il passo di Froca di Penne rendono quella pescolana anzitutto un'area di passo di diverse specie di uccelli trasmigratori, oltre quelli che nidificano nei dintorni più elevati come l'aquila reale, il falco pellegrino e sopratutto il gracchio corallino e il colombaccio. La fauna locale delle zone boschive più intricate può registrare la presenza del lupo, del tasso, dell'istrice, dell'orso, del capriolo e del cinghiale e del cervo.

Il territorio di Pescosansonesco, di rara bellezza paesaggistica, conserva elementi notevoli di arcaicità che ne dimostrano una continuità di frequentazione e di insediamento, che si potrae dalle fasi preistoriche e protostoriche, documentate dai rinvenimenti di ceramiche del Neolitico e dell'età del Bronzo della Grotta La Queglia dell'omonimo monte. Non meraviglierebbero possibili risultati di future e sistematiche indagini paletnologiche che potrebbero rivelare lontanissime ascendenze della vocazione al sacro di questa area, usata in fase storica italicoromana quale importante luogo di culto dei Vestini trasmontani. Le notevoli tracce di insediamento in diversi piccoli nuclei sono sparse nell'attuale area comunale e furono segnalate fin dal 1888. Nella Località Monte La Queglia-Pizzo della Croce, che domina la vallata di Pescara, in prossimità di una fonte perenne che alimenta un laghetto montano(località lago del morrone), si trovano i resti di un santuario italicoromano, frequentato dal V sec. a.c. fino alla fine del IV sec. d.c., che ha restituito un deposito di oggetti votivi di santuario Italico(circa un migliaio di ex voto figurati in terracotta, specialmente teste), un frammento di epigrafe in cui si nomina un T. Vetis C., una notevole statuina in bronzo raffigurante Giove. Ma sembra che proprio dal pescolano provenga un bracciale di bronzo, databile al V sec. a.c. e coevo delle iscrizioni paleosabelliche, che riporta una straordinaria iscrizione, contenente la menzione di un agro umbro. Secondo Pier Luigi Calore in questo santuario avvenne il giuramento degli Italici al tempo della guerra sociale contro Roma. Nella località Caselle il rinvenimento di una tomba con corredo fa sospettare l'esistenza di una necropoli italica; a Colle S. Maria-Fosso Dogli si ergono costruzioni in opera poligonale; i resti più cospicui di un vicus italico-romano sono emersi a Pescosansonesco Nuovo, presso la chiesa di S. Maria in Blesiano, dove nel 1901 si segnalarono molti ruderi e mosaici devastati " di un vico di ignota denominazione" e si trovarono alcune iscrizioni come il cippo sepolcrale di Aninio Filadelfio.

Di età romana è l'urna cineraria della località Olivola, documentata nel 1888, che lascia supporre l'esistenza di una necropoli; i frammenti di anfore e ciotole del periodo repubblicano scoperti nell'antico abitato di Colle Rotondo, l'epigrafe rinvenuta a pagliaio di Stilo nel 1888, i resti di villa a Le Prate di Cucciolo, ove sono anche le tracce dell'abitato altomedioevale della curtis de Blesiano. Nonostante la guerra gotico-bizantina, villaggi e fattorie proprio nell'area di S.Maria Ambrosiana si protraggono fino al VI-VII sec., anche dopo l'insediamento longobardo. Vi è poi il villaggio incastellato di Pescosansonesco Vecchio. La prima attestazione del nome nelle forme cum ipso Pesclo, pro tenemento Pesculi e a capite fine pede de ipso Pesclo, ubi Sanso modo habet castellum proviene da un doc. di cessione dell'anno 981 e dal trasunto di un documento di cambio dell'anno 983, registrati nelle carte 158r e 155v del Liber instromentorum seu chronicorum monasterii Casauriensis. In questi documenti, si parla del conte Ingelramo che garantisce al giudice Gisone di dare i suoi beni, siti in Blisiano all'abate Adamo in cambio degli stessi beni abbaziali de Fullonici e anche della completa cessione di beni stabili, nella curtis de blesiano, ricevuti in eredità dalla madre Ateburga. Tralasciando i complicati rapporti tra l'Abbazia casauriense e le signorie laiche locali, quel che conta notare è la presenza di Pesco all'incastellamento attuato dall'abate Adamo, il quale-secondo la descrizione del cronista Giovanni di Berardo, finalizzata a dimostrare il diritto di proprietà del monastero- avrebbe edificato aliud castellum, quod Pesclum appellativ, (...) in quo transtulit Carufanum, Ozanum et Blisianum et Capitinianum, cioè avrebbe accorpato altre località e di tutte queste avrebbe costruito un castellum(....) pesculum vocitatum. Ma è evidente che la cronaca scritta due secoli dopo (a.1182), quando i monaci erano impegnati a rivendicare le proprietà contro gli invasori Normanni, tende a travisare gli avvenimenti giacchè proprio un documento del X sec., ivi contenuto, ci parla di un Sansone detentore del castello. Questo nome di luogo è documentato et Pesclum anche nel Catalogus Baronum (aa. 1150-1168) e deriva dall'osco  p e e s s l u m/ p e s t l u m  "podio, basamento", continuato dalle voci lat. medioev. pessulus, pesclus, plescus e dai dialetti meridionali con evoluzione semantica a "poggio", "altura", "roccia", sopratutto nell'aria abruzzese-molisana. Il secondo componente-sansonesco è una formazione aggettivale col suffisso germ.-lat -iscus di Samson, un personale di origine semitica. Un Sanso e il fratello Walterius, figli di Rainaldo, risultano nel Chronicon Casauriense componenti di una famiglia dell'XI sec. che "tenebant possessiones, quae abusivè fuerunt appellatae Sansoniscae, ex nomine Sansonis" e si è anche visto che il nome personale Sanso appare in documenti della zona del X sec. Tutto ciò sta a significare che le successive attestazioni di questo toponimo nelle Rationes decimarum del 1321 e 1324, nelle quali si vede in Pesculo Sedonisco e clerici de Peschusendonisco la presenza dell'antroponimo germ.-lat. Sindo, -onis, e quella del 1328 (= de Pesculo Sansonisco) in cui torna Sanso, stanno a dimostrare una temporanea ingerenza di Sindo e il ripristino della più antica determinazione, che pure il Giustiniani parlando della denominazione Peschio-sansonesco aveva intuito connessa alla "rinomata famiglia de' Sansoneschi,  celebre nel sec. IX, e X nella valle Sulmonese". E infatti numerosi documenti del Chronicon compresi tra il 987 e il XII sec. da un lato confermano le estese possidenze e il potere feudale del monastero nella zona, come il documento del 1111 con quale alcuni baroni locali riconoscono all'abate Alberico i diritti di Casauria su vari castra tra i quali Lupesclu, dall'altro mostrona con termine corografico di Terra Sansonesca la radicata presenza di una signora laica e rivelano rapporti continui e conflittuali, ispirati a reciproca diffidenza. Nel XIV sec., oltre la concessione del re Roberto d'Angiò (a.1338) di tenere il mercato in Pescosansonesco, si assiste all'affermazione della signoria feudale del Cantelmo tra il 1382 e il 1384. I componenti di questa famiglia, già signori di Popoli dal 1269 e presenti in questa zona dal 1311, restarono nella Terra di Pesco (poi eretta a contea nel 1558) fino alla seconda metà del XVI sec.

Il feudo fu acquistato da Fabio D'Afflitto dei conti di Trivento e di Loreto, i quali lo vendettero nel 1602 a Muzio Epifano di Chieti. Nella seconda metà del Seicento il territorio pescolano, insieme a molti paesi del Teramano, fu totalmente afflitto dalla piaga del brigantaggio che l'università sottoscrisse nel 1653 un documento consortile d'impegno per provvedere a proprie spese al reclutamento di una comune milizia di difesa e di sorveglianza. Nel 1669 il feudo è ancora possesso del barone Giulio Cesare Epifanio. Nel XVIII sec. e fino all'eversione della feudalità è una baronia dei Valignani. Un blasone popolare contenuto nella rassegna satirica dialettale del <<Verbum caro del diavolo cantato a S.Antonio>> nella rappresentazione del 17 gennaio, stigmatizza la rigidità di carattere dei pescolani: cfr sò ccrudèle come ttedesche/quille di Pescosanzonesche (="sono crudeli come tedeschi quelli di Pescosansonesco").

Un sigillo dell'università di Pescosansonesco, di forma circolare, raffigurante un leone rampante, si trova in un atto del 1730 conservato nell'archivio di stato di Pescara, che riguarda i comuni riuniti di Pescosansonesco e di Corvara poi distinti, e ritorna nell'attuale stemma comunale; molto bello è un terzo sigillo ovale dello stesso anno in cui è rappresentata un'aquila coronata e appollaiata con le ali abbassate e aperte.

Il vecchio nucleo urbano è frammentario: a nord, su uno sperone, sono notevoli i ruderi del castello del XII sec., in stato di totale abbandono, e nei pressi la Chiesa di S. Giovanni Battista del 1458; a sud, staccata dal pese, la chiesetta di S. Nicola(XII sec.) con bell'affresco di S. Nicola e S. Silvestro, un portale di "scuola valvense" e i motivi scultorei dei capitelli delle colonne e delle decorazioni della lunetta ispirati all'Abbazia di S.Clemente e, infine, un piccolo campanile a vela forse aggiunto nel XVI sec. Fuori dall'abitato, in direzione del paese nuovo, c'è la chiesa di S.Maria degli Angeli con annesso convento francescano, ov'è murata la citata epigrafe dei magistri di Marte e nel portale sono scolpiti il simbolo del sole raggiato con monogramma di Cristo legato alla predicazione di S. Berardino, la data di fondazione del 1531, la lastra col triregno e le chiavi pontificie con l'iscrizione indicativa del passaggio del convento ai canonici lateranensi; all'interno l'altare e di gusto barocco. Nel paese nuovo la chiesa romanica di S. Maria Assunta del 1190 consta di un'aula absidata con due navate trasversali divise da quattro colonne con rozzi capitelli, che sorreggono volte poggianti su mensole ricavate nelle pareti.

Pescosansonesco ha dato i natali al beato Nunzio Sulprizio, al poeta Alfredo Luciani, rappresentante del filone colto della poesia dialettale abruzzese, e alcritico letterario Ermanno Circeo. Fino al recente passato l'attività armentizia e quella agricola erano le più sviluppate e accompagnate da un piccolo commercio di uva, patate e ghiande. Tra le attività artigianali erano fiorenti la lavorazione della pietra bianca, fino a i primi del '900, l'arte fabbrile, e fino a qualche decennio fa l'arte dell'intreccio per la fabbricazione di canestri. Questo contesto culturale ha consentito la conservazione di alcune tradizioni popolari, collegate ad alcuni momenti del calendario religioso, che erano vive fino alla metà del secolo scorso. A parte la festività dell'Assunta, tuttora in vigore il 15 Agosto, a dire degli anziani, la sera prima della festa patronale di S.Giovanni(24 giugno) di usava bruciare fascine di legna, ammassate per le vie del paese. i pescolani saltavano attraverso i fuochi "per purificarsi dai peccati" e la cenere del falò veniva sparsa nei campi e attorno alle case per proteggere i raccolti e le abitazioni; le donne, invece, si cingevano la vita con erbe particolari e si recavano alla fonte prima del sorgere del sole per "rinnovare l'acqua", cioè prendere l'acqua nòve, a cui si attribuivano poteri taumaturgici. Questa credenza si è rafforzata con la devozione popolare per il Beato Nunzio Sulprizio (1817-1836), il fanciullo-operario che si festeggia il 5 Maggio, al quale si riconoscono doti di veggenza e se ne invoca la protezione per gli ammalati, verso i quali egli ebbe in vita un'istancabile dedizione, nonostante le atroci sofferenze, e dopo la morte compì molti miracoli. il santuario, eretto nel luogo della fonte dov'era solito recarsi per lavare le piaghe di una gamba affetta dalla tubercolosi ossea, è meta di turismo religioso. Le pareti rocciose del circondario, dove sono state attrezzate una dozzina di percorsi d'arrampicata, richiamano invece gli appassionati scalatori.