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   LA FONTANA ROMANA

L’architettura manierista della fontana, di chiaro conio tardo cinquecentesco, dovuta sicuramente alla munificenza feudale dei Cantelmo, che, attorno al 1560, divenuti duchi di Popoli, con Giovan Giuseppe Bonaventura, seppero ritenere il castello di Pesco, elevato a dignità di contea. Ancora a fine Cinquecento vi ‘regnava’ Porzia Colonna, vedova del duca.Per quanto rimaneggiata, con toni classicheggianti, attraverso i restauri degli anni Settanta dell’Ottocento, essa tradisce e riconferma, come si vede, come già in pieno Cinquecento, la fondamentale importanza del luogo e, con esso, del predicato toponimico di ‘romana’, che è chiaramente derivato da ‘arimanno’.Perché echeggia, celandolo, il ben più remoto e germanico ‘hariman’: uomo libero, exercitalis, alla guida di un gruppo longobardo colonizzatore del territorio attorno all’area di ‘sculcula’ (posto di vedetta).Questa è l’area in questione, dove da secoli sgorga copiosa l’acqua che ha dato forza e distruzione alla stessa Pietra Solida, su cui, come accennai, si edificò nel tardo X secolo, il castello dei Sansoneschi, prontamente ‘fagocitato’ dai monaci casauriensi, attraverso l’opera instancabile dell’abate Adamo; quegli stessi Sansoneschi di stirpe franca che edificarono, nel territorio pescolano, nei primi decenni del Mille la chiesa di Santa Maria ‘in Blesiano’, poi – ‘vulgo docente – trasformatasi in ‘Ambrosiana’:pur senza velleità, diciamo, milanesi a cui riferirsi! La Fontana Romana sembra essere ancora, con ogni verosimiglianza, quella pubblica del primo Ottocento, ove un poverissimo ragazzo, orfano di madre e di padre, veniva a lavarsi le pezzuole, con cui fasciava la piaga sanguinante e purulenta del piede sinistro, la sua ‘spina ventosa’, che lo condurrà, diciannovenne, in Napoli, alla morte e  ragion per cui, inviso alle donne intente a lavarvi panni e cose domestiche, estremamente sospettose di veder quell’acqua inquinarsi, dovette a malincuore abbandonare. Nunzio Sulprizio (1817-1836) se ne cercò un’altra di fontana e, con l’aiuto di una povera donna che lo commiserava, scoprì la sorgente di Riparossa, a non molta distanza dall’abitato, ma in tutt’altra direzione rispetto alla prima e condizioni di praticabilità: dove, più tardi, quelle stesse donne sarebbero andate a pregarlo, a bagnarsi in quell’acqua, che il ragazzo aveva ‘sporcato’ e santificato, per ottenere grazie di guarigione! La Fontana Romana, per la sua strategica importanza territoriale, ci fa pensare al Borgo, che  si sviluppò tutto intorno, come all’insediamento longobardo originario della zona, tra VII e VIII secolo, che venne, così, ad ereditare  il più antico assetto italico-romano della zona. Non a caso, in questa particolare località, poteva ammirarsi una lastra scolpita a rilievo, affissa alla piccola facciata di una chiesuola,  approssimativamente datata ai primi del secolo XIII, raffigurante san Michele Arcangelo: il santo per eccellenza – con Giovanni Battista, non lo si dimentichi, titolare della parrocchiale di Pescosansonesco – dei Longobardi! Un inaudito microcosmo è quello della Fontana Romana, che reca le tracce, indelebili e vere, di una civiltà abitativa che si perde nella notte dei tempi. Non molto distante da essa agli inizi del Cinquecento qualcuno ascoltò ‘un coro di angeli inneggianti alla Vergine Maria’ e da qui il pubblico concorso fu lesto a edificarvi un sacello, che presto divenne chiesa e convento, affidati al Terz’Ordine Regolare di San Francesco e che, per quanto soppresso, nel 1809, mantenne intatto il suo rapporto con il vicino Borgo pescolano, sempre più attrattovi a venerare Sant’Antonio di Padova, invocato perfino dalla rupe alta del Paese! Luogo di passaggio, meta obbligata di approviggionamento idrico per l’asperrimo castrum pescolano in tutte le stagioni, la Fontana Romana può considerarsi sintesi ed emblema di una storia millenaria ancora tutta da scoprire e rivelare, attraverso gli intricatissimi rapporti tra i diversi e minuscoli insediamenti dei dintorni. Non meraviglia, quindi, se la corrente rivisitazione del territorio si nutri – è proprio il caso di dirlo – di questa realtà storica, monumentale ed ambientale, attraverso l’iniziativa di un gruppo familiare, che ha creato un luogo di ristorazione, proprio alle propaggini di Pesco, denominandolo ‘L’antica Fonte Romana’.